GRANDE FRATELLO PER ANIMALI…

Durante un’escursione in natura, in un bosco come in un prato, il pensiero che a molte persone viene in mente è quasi sempre lo stesso: “Chissà come sarà questo bosco di notte, da quanti e quali animali è frequentato, e chissà come si muovono e cosa fanno…!”
Tutte curiosità che sorgono spontanee dal momento che di giorno non è così facile vedere animali; gli unici che riescono a essere più facilmente osservati sono gli uccelli, perché oltre a essere molto numerosi e chiassosi e quindi capaci di farsi sentire bene, annoverano moltissime specie diverse: nel nostro territorio solo uscendo a piedi per andare a fare la spesa può capitare molto facilmente di incontrare aironi, passeri, piccioni, gabbiani, cornacchie, gazze, pettirossi e tanti altri ancora.
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Al contrario degli uccelli, i mammiferi hanno due caratteristiche che invece li rendono davvero difficili da incontrare: la prima è che sono animali molto schivi ed elusivi, e la seconda è che svolgono le loro funzioni vitali prevalentemente di notte, oppure la sera tardi e la mattina presto, quando la maggior parte di noi è ancora a letto.
Può essere più semplice, magari al ritorno da una serata con amici, che percorrendo in macchina il lungomare di Fregene possiate incontrare lei, la Volpe di zona Sapi, che in modo furtivo attraversa la strada e ritorna nell’oscurità.
Oppure di percorrere le curve dell’ex vivaio della proprietà della Maccarese S.p.A. e incontrare prima la famigliola di Istrice e magari poco più avanti il Tasso, che si immobilizza al rumore del motore e alla vista dei fari.
Oppure di stare su via della Veneziana e di vedere, magari con la coda dell’occhio, qualcosa che si muove, di voltarsi e avere a pochi passi due piccoli di Daino che insieme alla madre ritornano verso l’Oasi WWF di Macchiagrande, dopo una nottata a scorrazzare per Fregene.
Non ci siamo accontentati più di vedere solo per pochi istanti questi incredibili animali: oggi grazie alla tecnologia è possibile infatti “rubare” delle scene di vita degli stessi.
La metodologia utilizzata consiste nel “trappolaggio” video-fotografico, una tecnica largamente utilizzata per il monitoraggio e la gestione delle popolazioni animali presenti in un dato territorio.
Questa attività è partita all’interno dell’Oasi WWF di Macchiagrande, con la speranza che si estenda all’interno delle principali aree di maggiore valenza ambientale della Riserva “Litorale Romano”, anche per indagare se ci siano corridoi ecologici e quindi connessioni preferenziali che le popolazioni animali possono percorrere e utilizzare, e che mettono in connessione le diverse aree di un il territorio ormai troppo frammentato. L’utilizzo di foto-videocamere è un sistema che permette di scattare automaticamente fotografie o di registrare video senza che sia necessaria la presenza dell’uomo: l’attivazione della foto-videocamera è innescata dal passaggio davanti alla stessa di un essere vivente, grazie ad un sensore di rilevanza termica, il che ha permesso una sostanziale riduzione dei costi.
È una tecnica non invasiva sia per il territorio che per le specie animali che vi vivono. Per filmare una data specie animale basta infatti posizionare la trappola fotografica in luoghi di passaggio conosciuti, e aspettare che l’animale vi passi davanti.
La diffusione di questa tecnica, che ha l’enorme vantaggio di favorire il monitoraggio faunistico e ambientale 24 ore su 24 anche per lunghi periodi, ha permesso l’aumento delle informazioni su molte specie animali: è risultata fondamentale nei progetti di ricerca, per stimare la densità numerica delle popolazioni, per individuare gli spostamenti degli animali, dare informazioni sulla distribuzione e sull’uso dell’habitat delle specie e sul loro comportamento, e su tutti quegli elementi chiave per la conservazione delle popolazioni animali. In alcuni casi sono state scoperte nuove specie oppure specie che si credevano estinte da tempo.
Nello specifico, lo studio che ha coinvolto l’Oasi di Macchiagrande, è partito a febbraio 2013 e utilizza attualmente tre trappole fotografiche; ogni trappola fotografica è stata programmata in modo da realizzare dei video della lunghezza di 35 secondi e ogni foto-trappola è stata lasciata su un punto per 10 giorni a partire dal giorno di attivazione.
I risultati registrati in circa un anno di monitoraggio sono molto interessanti: in tutto il periodo sono state raccolti, visionati e catalogati 310 tra foto e filmati, di cui 33 foto e 242 video sono risultati utili allo studio.
Durante questa prima fase sperimentale sono state filmate un totale di otto specie animali diverse. Quelle trovate con maggior frequenza sono state il Daino, l’Istrice, il Tasso, la Volpe e tantissime specie di uccelli. Grazie allo svolgimento del lavoro di campo è stato possibile verificare che l’area dell’oasi di Macchiagrande è frequentata da diversi cani vaganti.
Verranno inoltre preparate delle giornate a tema come conferenze, seminari, incontri con le scuole, che avranno lo scopo di promuovere forme di ricerca finalizzate al monitoraggio delle specie selvatiche che interagiscono con il sistema produttivo agro-ambientale, e di proporre soluzioni a basso impatto e la promozione di attività compatibili con la conservazione delle risorse naturali, con particolare riferimento all’agricoltura e al turismo naturalistico.
Insomma, l’utilizzo delle trappole fotografiche può fornire quindi delle valide indicazioni gestionali a chi opera all’interno del territorio: permette infatti di monitorare con pochissimo sforzo il numero di specie presenti, e soprattutto di individuare i fattori di minaccia alla loro sopravvivenza. Ad oggi monitoraggi simili si usano nella prevenzione antincendio e antibracconaggio, oltre che nel monitoraggio volto a scovare abusi ambientali di vario tipo. Diventa allora un sistema in grado di tenere costantemente monitorato il territorio e che permette ancora una volta di verificare lo stato del sistema e di intervenire tempestivamente laddove necessario, al fine di tutelare ancora meglio questo bellissimo territorio nel quale viviamo.
(di Riccardo Di Giuseppe – Naturalista, Resp. Oasi WWF Litorale Romano) N.B. il progetto Fototrappolaggio è stato pensato, ideato e realizzato dal Dott. Fausto Quattrociocchi e dal Dott. Giovanni Finucci

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