IL VALORE DI UN POLLAIO A MACCARESE

pollaio_provinciale_di_parma_grande1

“Tutti a Maccarese avevamo un pollaio e questo perché dovevi vivere, mica potevi andare in macelleria” ricorda Nonna Italia, nata a Rosà in provincia di Vicenza, classe 1923, abitante al centro 41 a Maccarese. La biocca si portava in casa!
La gallina che covava si portava in casa?
Certo, non tutte le galline covavano; noi lo capivamo dalla voce che voleva covare e dicevamo in famiglia – “mesa che gavema na biocca”. Si portava in casa cosi non era disturbata dalle altre galline. Si metteva anche in camera da letto.
In camera da letto?
Eh sì e dovevi stare attento perfino a chiudere la porta, insomma non bisognava fare rumore altrimenti le uova diventavano sbarlotte… i pulcini morivano, non nascevano. Ogni tanto si portava fuori così poteva fare i bisogni e gli si dava da mangiare il granoturco.
Nonna Italia ma in un pollaio poteva capitare che più di una gallina covava e allora riempivate la casa di galline?
No! Se ne sceglieva una e le altre le “sbioccavamo”.
Le “sbioccavate”, cosa significa?
Si prendevano e gli si faceva il bagno nell’acqua fredda in fontana e allora se disea (si diceva) che perdea l’amor de covar (perdevano la voglia di covare).
Dopo quanto nascevano i pulcini?
Nascevano dopo 21-22 giorni e qualche volta bisognava aiutarli; si rompeva infatti il guscio dove loro avevano già battuto con il becco (se fasea un busetto) e nascevano bene quando era in creser de luna (la luna era crescente). Sotto una chioccia si mettevano tante uova ingallate (fecondate), così i pulcini che nascevano erano tanti. Dopo qualche giorno che iniziava a covare bisognava vedere se le uova erano tutte buone, allora si prendeva una lampada e si avvicinava all’uovo, e se si vedeva un’ombra c’era il pulcino.
Dopo che i pulcini erano nati cosa si faceva?
Li mettevamo in una scatola con dentro una bottiglia di vetro piena di acqua calda e una luce accesa per tenerli al caldo; quando si erano ingambati (quando correvano e stavano sicuri in piedi) si mettevano in un corgo.
Cos’è un corgo?
Ma non te conosi proprio niente! (ma non conosci proprio niente!): il corgo era una specie di gabbia rotonda fatta con due cerchi di bicicletta con della rete a maglia molto fina. Li mettevamo lì perché allora era pieno di poiane, uccelli grandi che se li portavano via e noi non potevamo rischiare tanto.
Per la famiglia, allora era importante il pollaio?
Ma scherzeto! (Ma scherzi!); grazie al pollaio potevamo mangiare la carne, mangiare le uova e potevamo vendere qualche pollo, non c’era niente una volta. Pensa che quando una donna partoriva le si regalava una gallina così ci si poteva fare il brodo e rimettersi in forza. Ai miei tempi i miei genitori prendevano un uovo e gli facevano una croce sopra per dividerlo in quattro… e sì, con un uovo ci mangiavano quattro persone! Se nel pollaio trovavi un uovo rotto mica si buttava, si beveva crudo al momento… e quanto era buono!
Ma è vero che si sentiva se la gallina stava per fare l’uovo oppure sono storie inventate?
No, è vero: alla mattina prima de molarle (prima di farle uscire dal pollaio) al pascolo sentivamo se stavano per fare l’uovo, si prendevano e se palpaa nel sedere, e se sentivamo duro capivamo che stavano per fare l’uovo.
E allora?
Allora quelle con l’uovo non le facevamo uscire e rimanevano nel pollaio chiuse. Questo perché altrimenti avrebbero fatto l’uovo chissà dove… in mezzo alla corte… e chi lo trovava più! Non potevamo rischiare di perdere un uovo! Poi ogni famiglia mollava le sue galline, e per non mischiarle con le altre si segnavano con della vernice sulle penne, oppure quando erano piccole si tagliava un pezzetto di dito. Comunque ogni gallina tornava da sola verso sera al proprio pollaio perché era in grado di riconoscerlo.
Tutte le famiglie a Maccarese avevano un pollaio?
In ogni centro di Maccarese c’erano dei pollai in muratura con davanti i porcili, dove si mettevano i maiali. In alto c’era una specie di finestra, lì si metteva una scala di legno e quando veniva sera le galline salivano sopra: dentro c’erano le ceste per le uova. Di notte si chiudevano di sopra e si toglieva la scala: poteva venire la faina, la donnola, la volpe e qualche volta, anche qualche ladro di galline!

Da questa brevissima intervista si evince la differenza sostanziale tra lo stile di vita di una volta e quello attuale. Ogni risposta di Nonna Italia merita spunti di riflessione che sicuramente i lettori saranno in grado di trarre: gli usi e costumi della vecchia generazione, il sacrificio e la forza di volontà, la povertà e lo spirito di adattamento.
Stupisce il rapporto quasi di simbiosi tra uomo e animale domestico, in questo caso la gallina, nel quale emerge una sorta di baratto che porta ad uno scambio diretto che fa risaltare il concetto di “dare e avere”.
Il fatto di avere una gallina in casa era soprattutto per i bambini di un tempo, un insegnamento forte al rispetto degli animali e della vita, in qualsiasi forma essa si manifesti, ma soprattutto ai cicli della natura a cui si assisteva, con gioia e stupore, direttamente dalle proprie case.
E poi i nostri nonni forse non lo sapevano, ma questi vecchi pollai, caratterizzati da tante forme e colori diversi, potevano essere considerati dei veri e propri serbatoi di biodiversità. La biodiversità ci indica infatti che gli animali e le piante sono tutti diversi tra di loro, e anche l’uomo nel corso del tempo, con il suo operato, ha più volte contribuito ad aumentarla diversificando in molte razze le specie domestiche.
Nel caso dei pollai oggi purtroppo non è più così: le tante razze di galline sono state sostituite da un’unica razza, quella delle galline “ovaiole”, selezionate in questo modo solo per produrre uova: ogni esemplare è una vera e propria macchina da guerra, costretta a produrre 300 uova in un solo anno in allevamenti intensivi.
Questo ci fa capire ancora più chiaramente come oggi le priorità dell’uomo sono cambiate, anche in funzione di esigenze di vita che sono totalmente diverse rispetto a quelle di una volta, e che impongono dei ritmi di produzione che Nonna Italia e tutta la sua generazione forse non hanno mai conosciuto. Tornare indietro non si può, ma fermarci ad ascoltare i racconti di chi ha qualche anno più di noi è senza dubbio un grandissimo insegnamento che non possiamo lasciarci sfuggire.
(di Riccardo Di Giuseppe Naturalista – Responsabile Oasi WWF di Macchiagrande

Potrebbero interessarti anche...

3 risposte

  1. gaetano vari ha detto:

    Interessante brano della cultura contadina . Sembra quasi di leggere una favola…

  2. Rolando ha detto:

    Molto interessante, io ho tre galline e vorrei costruire un pollaio come una volta. Le mie galline sono libere e tornano sempre nella casetta di legno che ho costruito per dormire. Di solito muoiono per peso eccessivo, forse nel dna sono di tipo intensivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *